Decede, dove ad angolo
le rive scure di rosso s’accoltellano.
Lieve l’acuto zampillare squarcia,
zitto!
Marcia celere, ininterrotta
ignora quel sole di ginnasti mai cresciuti.

Affilati, i tendini vividi scaricano
a batteria sulla superficie agitata.

La luna non vuole lasciarlo solo
e prova a sedarlo col proiettile del suo riflesso,
ma il traliccio la frusta.
Frusta le nuvole servili e la notte sdraiata sul cielo.

É comunque bello morire col piombo nella carne.

 

Flae Dissa

 

Disaster Poets

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