Unghie divelte dell’esistenza
sulla sedia elettrica del cemento
frigida nebbia di aghi bui
punture colorate forano la scorza
odori di sporcizia si innamorano di me.

Fine settimana passato a dimenticare
lui, sotto l’egida di caraffe alcoliche
i tuoi sputi di cherosene e miele
consumano sotto la lingua del corpo
mastico vetro, gengive lacere di ustioni
sapore metallico di marmitte ingoio,
calpestare coi piedi limpidi le spine
ferite erogene sulla pelle liscia
ti fa felice toccarle convulsamente
mi fa collezionatrice di cicatrici
fantastiche opere d’arte
sulla maschera del corpo
segnami la croce tua sulla schiena
diabolica e ribaltata
tu satanista e io puttana
bloccata da ferri
in periferie ansiogene
su ciarpame, feci e sperma
solo briciole per roditori
nei pugni solo sangue e smalto
rabbiosa e amara senza espressione

Odiosa quanto è odioso un bacillo di città qualunque
slime informe in attesa di molestie che la plasmino
la civiltà è il vecchio master che vuole violentarmi
botte calci bottiglie risse, bulloni granate bastoni
lucida idea che questa realtà sia l’ennesima truffa
rigenerami con le bastonate di un avvenire violento
regalami un fiore rubato dalla tomba di una bambina
un’ideologia alla quale credere, voluttuosa e cieca

quanto vorrei inebriarmi di chimiche bislacche
retate amare sulle illegalità dell’anima
rapita e macchiata da rumori assordanti
sanguisuga sulle natiche della società
guerrafondaia per necessità sessuali
combatto per divertimento
la battaglia è voluttà
eccitano le ferite
si rimarginano o marciscono?
si rimarginano o marciscono.
è interessante questo sottile dualismo.

 

Flae Dissa

 

 

Disaster Poets

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