Nello stagno dei ricordi
inzuppo la tua anima
esegeta dei frammenti
immersi nel verde inquinato,
mi dispiace ma non posso darti il sangue bianco,
mentre continuo ad abusare di alcol
che invochi con la bocca d’avorio.

Collirio sulle tempie della vecchiaia
che non può spiegare la nullità che avvolge
una società che ha il colore
della carta igienica usata.

L’odio è riflesso del vetro
dell’ufficio metropolitano.
Voi e la vostra orchestra
non sembrate parte del sogno,
siete gabbiani con ali spezzate
vestiti di paura
collegati ad una presa elettrica
di un bizzarro tentativo di alimentazione.
Sullo spacco il touch screen non funziona
utile solo per pezzi di ricambio.

 
 

Freestyle poetry by Rocker Insane & Flae Dissa

 

Disaster Poets

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