Sola con la nonna nel ristorante deserto
una canzone irreale graffia la malinconia
la rottweiler lecca dolcemente la lingua
lei capisce subito quando mi alcolizzo
perché non provo dolore quando mi vengono dentro
voglio una voce sottile come quella di una bambina
la polizia tortura e questo mi eccita
rovino la mente di principi attivi bislacchi
è bellissimo scrivere senza cultura,
senza fondamenta e pilastri,
rozza come campagna incolta da fecondare
libera e divorata dai palazzi
aggressivi e improvvisi
abbandonarsi a loro per piacere
non c’è montagna sulla quale fuggire
la città sadica taglia i seni in due
latte e sangue, nutrimento per terre sporche
la stronza tedesca mette il guinzaglio
lo accetto a patto che sia di oro vero
ci si droga con ciò che si ha
prendo il dolore come anestetico
schifosa chemioterapia dell’anima
Hemingway senza cazzo e con un cappio al collo
se voglio qualcosa la voglio esasperata
se è pistola, che sia puntata al palato
se è alcol, sia intenso e gola laceri
malattia di un mondo normalizzato
spezzate le ossa
schegge su carne
cagna sanguinante
nafta e mialgìa
ogni grande problema
ha una soluzione finale
persa in paludi ansiogene.

In un appariscente locale qualunque
pochezza di anonime smaltate di niente
accompagni chi non sa leggere le tue iridi
un consueto manichino vestito diversamente
stupidi balli dal sapore di spazzatura
dopo Jäger e whisky fingo di ammaliarmi
per rubare solo un po’ di serenità
dalla persona sbagliata.

   

Flae Dissa

 

 

Disaster Poets

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