Io sono nato per sbaglio:

se i miei genitori mi avessero lasciato dov’ero
sarebbe stato meglio.
Non credo che quando si sono accoppiati
per versare il seme dove andava versato
ci fosse veramente amore,
perché mia madre si è sempre data a lui
per dovere e con dolore.
io a mia madre l’ho vista
con lo sguardo allegro
solo quando mi allattava
per togliermi la fame
o quando mi pettinava bambino.

Poi ho iniziato a darle dispiaceri anch’io
e da allora fino al giorno in cui è morta
ha tenuto sempre gli occhi tristi e spaventati
delle persone buone che della vita non hanno capito niente.

Mia madre dava senza chiedere,
io chiedevo sempre e di tutto.
Lei per me girava tutti i vicinati
inventando bugie
per far prestiti e accontentarmi.
Dovevo nascere pietra o albero,
senza orecchie, senza occhi, senza bocca
senza mani per prendere o piedi per camminare.
Io dovevo nascere una cosa ferma e senza cervello
perchè mi costa fatica pensare.
Mi porto dentro un dolore silenzioso,
che non sa ballare con nessuna musica.
D’estate all’imbrunire,
quando il cielo si infiamma
e cola gocce di luce come una ferita fresca,
mi nascondo dentro una grotta
nella collina dietro casa e aspetto…
pregando che arrivi il buio.

Ancora adesso che ho 43 anni ho paura dei tramonti
perché mi sembra di morire ogni volta insieme al sole.
Io d’inverno la notte non l’ho mai temuta.
Perché mi coricavo presto ad aspettare la pioggia
o la neve quando capitava,
a sentire il gelo che faceva croccare le lenzuola
e fumare il respiro come dopo una tirata di trinciato forte.

Io d’inverno mi sento una larva
che aspetta di diventare farfalla
per volare via da qualche parte
…magari dentro..
l’attimo in cui…
mio padre e mia madre mi hanno concepito…
per rimescolare le carte…

io d’inverno rimango ore a guardare la pioggia
che lava i muri del mio cortile e porta sabbia
e fango nello scolo del pozzetto collegato al tubo
che si riversa sulla strada.

Entro con l’acqua sporca dentro le viscere della terra,
immagino di correre verso un mare caldo,
lavarmi e diventare pesce, mollusco, corallo,
io sono nato sbagliato
e mi sarebbe andato bene
anche nascere uccello,
cane di strada,
nube gravida,
spicchio di sole.

Io sono uno nato per sbaglio
che si strappa gli occhi ogni giorno
per lanciarli lontano, oltre la collina,
dove volano in cerchio le poiane
e sta intento a vedere quello che molti
non vogliono o non possono vedere.

Morirò mischiando il mio sangue al calore,
quello che cade giu’ dal cielo
infuocato a mezzogiorno
del prossimo agosto.

 

Carmine Roma

 
 

Disaster Poets

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