Liquami spalmati su pelli morbide
fantasmi cinesi chiusi in buste umide
plastiche lacerate, nere
macabro mantello di asfalto
ingioiellato di tesori consumati
accarezzato da linfe cagianti
accoltellato da rami spezzati,

una magia risveglia il demone del fetore.
Piccoli scoiattoli urbani
muovono piccole antenne
sugli organi dei cassonetti

Batterie abbandonate, ghiandole,
secernono albume verde,
appesantiscono le mani
affamate di sporcizia.

Due anziani cercano il niente
con le dita nella gola, per vomitare
inquinamento acustico

quei due anziani siamo io e te
due parti fallite di un solo io
sonnambuli ferrosi
in cerca di identità sintetiche
sporcati di scarti di ortaggi chimici
invenduti a una famigliola felice:
il piacere di ingolfarsi delle loro feci
dissotterrando estraneità e ripudio,
resuscitare rifiuti perniciosi
occultati da plastiche e nastri.
Scambiare abrasioni con note scomparse
un baratto estremo
al margine della notte.

Sinistro presagio baciato dal plenilunio.
Eclissi malevola proiettata dall’anima
occultata da lacci di ogni tipo,
melme e plastiche di nastri
colorati e trasparenti.

Ogni corrente, ogni flutto,
nasce per morire lontano
dalle sue origini.
Ormai molte anime
hanno disteso l’ anima
accanto ai rifiuti
e riposto i sogni
nell’indicibile profondità.
La vita è diventata così.
E quando di notte le tenebre
intaccano la serenità
usando quelle inquietudini
che portano le vesti degli incubi,
so che la tua essenza è la mia difesa,
il mio più sicuro rifugio.

Sinistro presagio baciato dal plenilunio.
Eclissi malevola proiettata dall’anima
È freddo il buio che odora di asfalto
e ferro bagnato, che prega il sole di non sorgere.
Risucchiati dentro strade nere, sotto suole
di scarpe fatte di pelle strappata e sporca,
due anziani cercano il niente
con le dita nella gola,
quello che ha ammantato loro l’anima
quei due anziani siamo io e te
due parti fallite di un solo io
sonnambuli ferrosi in cerca di identità sintetiche
sporcati di scarti chimici
che giacciono sull’asfalto
freddo vicino i contenitori:
hanno piacere di ingolfarsi delle loro feci
dissotterrando estraneità e ripudio,
resuscitare rifiuti perniciosi
occultati da plastiche e nastri.
Scambiare doni con note scomparse in testa
un baratto estremo al margine della notte.

Sentirsi presi e scagliati
spesso in una voragine
senza fine ci aspetta
con il sole all’alba
che ha sempre bocche aperte
e occhi sbarrati,
camminiamo in ogni incrocio
come indifese prede senza meta
in quest’azione ripetitiva
gestata dalla distanza
e partorita dalla mancanza.

Flae Dissa & Carmine Roma

Disaster Poets

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