Rovistava estraniata nel disagio
coniando aspetti bislacchi
umidi scarti dei perni
persi senza morigerazione e virtù.

Esaltati da schiuma senz’acqua
coibentare realtà alternative
per giustificare l’acido nei corpi;
fantasmagorie di racconti punk
bleffati da una realtà malsana,
imbrogliati dal magma del vivere.
Perni perplessi di nulla
tra i capelli unti da secrezioni.
Priva di istinti sotto al cavalcavia,
ammanettata da ruggine nel buio.

Dovizia celata in un grembo di cocci
pescata da un barlume eccelso
uscivo il becco dalla carta argentata;
il dorso di un pesce spolpato dai denti spaziosi
di un cinese dalla barba a righe.
Gli ami acuminati dei perni di ferro
per lacerare busti multicolore
fra le infinite varianti del nero.

Sotto al coccige dei sacchi
il magma di muco scivola
suga sul manto stradale
cristallizzato da melme e patine rosee.

Il genoma sfogliato dai dottori
fiore schiacciato dallo pneumatico
conservato nel paniere dimenticato
nell’oasi ecologica dell’utopia;
l’arcobleno degli abbandoni
screpolature in sacchi fucsia;
sindoni inguinali di pulizie di anfratti.

 

Flae Dissa

 

Disaster Poets

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